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Archive for luglio 2010

Oddio, ieri potevo dire “proprio ieri ero a Londra”, oggi devo già dire avantieri, potrei piangere!

Ma, come da titolo, ormai mi sembra una vita fa. Come secondo le teorie di Inception (tra parentesi, film bellissimo *_*), dove 5 minuti nella vita reale corrispondono a 10 anni nel livello 5 del sogno, così quelli a Londra non mi sono sembrati 6 giorni, mi sono sembrati una vita intera!
Ogni giornata scorreva veloce e frenetica, ma alla fine della giornata, le cosa che avevi fatto la mattina erano già un ricordo lontano. Ero almeno al livello 3 del sogno, per forza! Se muoio mi sveglio e scoprirò di non essere mai stata a Londra!
E adesso sembra tutto così lontano, che se non avessi le foto come prova, potrei pensare di aver davvero sognato…

… Il sogno più bello di tutta la mia vita! Ho vissuto più lì in pochi giorni che in tutta la mia vita. E adesso magari dovrei dire qualcosa, raccontare qualche aneddoto, spiegare cosa ho visto, cosa ho provato… Ma son successe/ho visto/ho sentito/ho provato troppe cose…
Londra non può essere raccontata, può essere solo vissuta…

Ma se volete posso dirvi che ho ritrovato il mio TARDIS, che ho chiacchierato con Watson nel salotto di casa Sherlock, che mi sono spupazzata il mio Robert (Downey Jr), che mi sono innamorata del commesso di Gosh!, che ho conosciuto molti scoiattoli e che ho scoperto il Fish&Chips!

Certo potrei anche raccontarvi del Doctor Who Prom, ma dire che è stato uno dei momenti più felici e belli della mia vita non rende abbastanza l’idea… Potrei dirvi che vedere Sherlock alla BBC oltre a farmi sentire orgogliosa, mi ha fatto credere di star guardando la mia città… Potrei dirvi che all’IMAX c’è un tipo alla cassa che è veramente un rimbambito, e potrei quindi mettervi in guardia, raccontandovi cosa ha combinato a noi… Potrei dirvi mille cose, ma ancora non sarei minimamente vicina all’avervi detto tutto!

A Blu dico che mi stavo commuovendo quando ho visto l’Absolute Edition di Sandman inglese, le dico che da Forbidden Planet ho preso il sonic screwdriver del Doc (XD), e le dico che al Disney Store c’erano le palle di neve che qualche mese fa stavamo rimirando insieme su internet!

Ma ecco una cosa importante da dire: finalmente ho trovato il mio posto nel mondo. Io sono nata per una città come Londra, lo supponevo, e ora lo so. Durante quei 6 giorni ho avuto continui flash della mia vita lì: seduta a St. James’s Park a leggere un libro, in fila da Starbucks per prendere un caffe latte, di corsa alla metro per arrivare a destinazione il prima possibile, in piedi da Hatchards per acquistare una delle tante copie autografate dei libri dei miei autori preferiti, seduta a casa a gustarmi tutti i telefilm della BBC…

Ah~

Londra è la mia città, ora sono in trasferta.

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Volevo scrivere questo post da taaanto tempo, ma un pò perchè all’inizio avevo troppe cose da dire, un pò perché faticavo a realizzare cosa stesse davvero succedendo, fatto sta che alla fine ho rimandato sino ad oggi. A quattro giorni dalla partenza.

Eh sì, parto, parto… Parto per Londra!

Mmh.. Intendevo la Londra del 21esimo secolo, non del 29esimo! XD

E questo sarà il racconto di come sono arrivata sino a questo punto! 😛 Un racconto che parla di destino, e non quel destino “è tutto già scritto”, ma quello “credi nel potere delle sincronicità, e troverai la felicità!”. Leggere per credere. 😀

La storia ebbe inizio a maggio. Era un periodo buio e tempestoso frenetico e per certi motivi un pò difficile e deprimente, e una delle cose che in teoria mi avrebbe dovuto render felice, ma che invece mi stava facendo accumulare solo stress, era l’organizzazione del viaggio a Lucca, per il Lucca Comics ovviamente. Fosse stato per me avrei risolto la questione in quattro e quattr’otto, ma, ahimè, spuntavano ogni giorno problemi come funghi! Prima non si sa chi viene, poi si continua a non sapere chi viene, ma io perdo la pazienza e incomincio a cercare lo stesso, trovo con un gigantesco colpo di fortuna una camera a Lucca, ma poi si aggiunge tale e allora rimando, poi bisogna aspettare la risposta di quell’altro e si rimanda ancora, poi riperdo la pazienza e decido di prenotare, ma nel frattempo scopro che la mia camera libera non esiste più (meglio dimenticare il nervoso..), allora si rimanda di nuovo, tanto a Pisa le camere libere non mancano, poi si rimanda e si rimanda… Fino alla fine di giugno, quando finalmente mi decido: chi c’è c’è, chi non c’è… peggio per lui! XD Ed ecco che mi fiondo su un sito internet di booking online, compilo tutti i moduli, con numero di carta e tutto, clicco su “prenota”…. e… e… NON ACCETTANO LE CARTE PREPAGATE!!! In quel momento mi sarei tranquillamente sparata un colpo, peccato non aver avuto una revolver nel comodino! XD

A questo totale fallimento seguì un periodo di intesa depressione (dovuta comunque anche a problemi personali), e l’unica cosa che mi consolava era il mio Doctor (davvero!). Il momento in cui accendevo il computer e iniziavo a vedere una sua nuova avventura, era il momento più bello della giornata! Ma anche quei momenti non durarono in eterno, non arrivò tardi infatti il giorno in cui vidi l’ultima puntata… Ma da brava fan quale sono, non mi sono arresa, e ho iniziato a vedere qualunque cosa avesse a che fare con la serie (e quando dico qualunque cosa, intendo proprio QUALUNQUE cosa, voi non ne avete idea! XD). Ed è così che scoprii il Doctor Who Prom.

Ora, prima di tutto devo specificare che io adoro la colonna sonora di questo telefilm: ero solo a metà della quarta serie che già avevo acquistato tutti i CD! Quindi forse sarà più facile comprendere con che occhi, e con che animo io abbia visto quel concerto. Che poi, lo si può definire semplicemente “concerto”? Secondo me è qualcosa di più: è stare in famiglia, è incontrare i mostri che ti hanno fatto tanta paura (o tanto ridere XD), è partecipare alla festa grazie alle sequenze interattive, è vedere quanto un alieno venuto dallo spazio riesca a raccogliere intorno a sè tante persone della Terra!

Ma… L’ho già detto che ero depressa, vero? Quindi l’unica reazione che ho avuto dopo la visione del concerto è stata la seguente: “ecco, io non potrò mai partecipare ad un evento simile, vivo in un buco per i topi, ma perché sono nata qui! Ma perché la mia vita fa schifo“, eccetera eccetera eccetera (vi risparmio il resto XD). Ma fu così che per una mezza voglia di farmi del male e per sana curiosità finì nella pagina di Wikipedia dedicata all’evento. E fu così che lessi alla fine della pagina queste parole:

The 2010 Proms season will include another Doctor Who Prom, this time receiving two outings on Saturday 24 July and Sunday 25 July, new Doctor, Matt Smith, and his companion Amy Pond (Karen Gillan) will host.

Ora viene la parte difficile, perché non so davvero spiegare cosa sia successo nei 5 secondi dopo la lettura, ma forse questa è più o meno la descrizione esatta: esplosione del cervello, fase di zombismo, sinapsi in stallo, metabolizzazione delle informazioni, seme della pazzia che riceve nutrimento sufficiente per una precoce germogliazione, e poi… e poi mi sveglio e sto controllando i voli per Londra! XD

Ecco il piano originario (che è rimasto quello ufficiale per una buona settimana, settimana in cui senza scherzi ero in perenne offuscamento mentale XD): partire la mattina da questa isola del piffero, arrivare a Londra giusto in tempo per il concerto, assaporare l’esperienza di una vita, poi tornare in aeroporto, star sveglia fino all’alba e poi ripartire con il primo volo. Idea geniale, no? XD Bisogna anche considerare il fatto che sarebbe stata una fuga in piena regola, nessuno avrebbe saputo niente: per chi era interessato a sapere dove sarei stata quel 24 luglio, sarei stata a Cagliari. 😛

Ma dopo una settimana finalmente si diradò la nebbia causa dell’offuscamento mentale, quindi iniziai a pensare (woww!! XD). E la prima cosa che mi venì in mente, con il primo paio di criceti che incominciarono a mettere in moto la baracca, fu che sarebbe stato tutto molto più semplice se avessi chiesto a qualcuno di accompagnarmi. Quindi 2 secondi dopo stavo già chiedendo ad una mia amica se voleva unirsi alla fuga, e lei, molto semplicemente, mi disse (testuali parole XD): “sì”. Vorrei ora perdermi in smancerie, e promettere al mondo che prima o poi farò una statua a questa ragazza, ma il post mi sta già sfuggendo di mano abbastanza, quindi salto questa parte (Enri ti voglio bene!!!).
Il resto è storia: la mezza giornata si è trasformata in 5 giorni, il biglietto per il concerto è ora davanti a me, e i biglietti dell’aereo sono stampati. E fra quattro giorni parto! *_*

Ora, dopo tutte queste parole, frutto di (come qualcuno disse) incontinenza verbale, forse vi starete chiedendo “cosa ha a che fare il destino con tutto ciò?”.
Ma non è ovvio?

All’inizio tutto ostacolava il mio bel viaggetto a Lucca: non c’era verso di organizzarlo! Poi vedo il Doctor Who Prom, mi deprimo, e subito dopo scopro che l’evento si sarebbe ripetuto a distanza di pochissimo tempo! E come se non bastasse trovare i voli e l’albergo è stato di una facilità assurda, nessun problema di nessun genere, facile come bere un bicchier d’acqua (quando per Lucca avrò sudato settecento camicie! O_O)! È ovvio che le sincronicità mi guidavano sin dall’inizio verso il viaggio a Londra, prima impedendomi in ogni modo di andare a Lucca, poi dandomi un occasione (il concerto) per andarci!

Quindi, ecco la morale: il potere delle sincronicità non è cosa da sottovalutare! 😀

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Il Re è morto. Lunga vita al Re.

Si avvisa che questo post potrebbe non seguire alcun filo logico e potrebbe per molti non avere senso. Si prega di considerarlo come un sogno, e come tale, va letto “ad occhi chiusi”.

Anche stanotte ho sognato. Ma ora so che non è più il mio Morfeo colui che l’ha permesso. Svegliarmi è stato doloroso.
Ora che ci penso, i suoi ultimi anni di vita, quelli della depressione post-Thessaly fino alla sua resa davanti alle Eumenidi, corrispondono al periodo dei miei incubi ricorrenti: quello dello scienziato pazzo che tagliava le teste e le metteva poi alla guida di macchine giocattolo radiocomandate, e quello dei lupi che ululavano dal dirupo dietro casa mia, e poi si precipitavano alla mia finestra. Che a ben pensarci, ora hanno un senso: le teste mozzate erano la testa di Orfeo, i lupi che ululavano, un avvertimento.

E Morfeo è morto. Vorrei poter perdere il tempo in cui ho letto la fine e non ritrovarlo più, come la cara Delirio, così da potermi svegliare domani e credere che quei sogni me li abbia mandati lui.

Solo qualche tempo fa, decido di fermarmi a La Locanda alla Fine dei Mondi. Fingo di non sapere di chi è il corteo funebre che gli ospiti intravedono, e fingo di non capire il significato dei titoli degli ultimi due volumi: Le Eumenidi e La Veglia. Leggere queste ultime pagine avrebbe significato porre fine a qualcosa che, pur essendo per molti finita anni fa, tu hai il potere di far durare in eterno nella tua breve vita.
Faccio quindi in modo che Sogno (il mio Sogno) resti in vita: finchè i miei occhi non saranno avidi e le mie mani curiose, lui non potrà morire.
Un pò lo stesso ragionamento della scatola di Schrödinger se ci pensate.
Ed in quanto Osservatore, in quanto essere dotato del potere di dare la vita o la morte, mi sento responsabile. Perché alla fine ho ceduto. Perché alla fine l’ho ucciso.

E allora vorrei perdere il tempo. Ma perderei anche un capolavoro. E allora vorrei perderlo lo stesso, così da svegliarmi domani mattina ed avere almeno la possibilità di rileggere tutto di nuovo, per la prima volta, di riprovare la stessa meraviglia di qualche anno fa.
Il giorno in cui lessi Vite Brevi qualcosa in me cambiò. La sensazione credo si avvicini a quella di qualcuno che incontra la sua anima gemella… Sì, credo ci si sentirebbe più o meno allo stesso modo.

Ma ho sempre creduto che ci fosse un legame speciale fra me e quelle storie. Dopotutto siamo nate insieme, nello stesso anno. E Destino sa che era scritto che io dovessi incontrare Sogno proprio in quel periodo in cui ognuno di noi decide/capisce chi essere: l’ultimo anno del liceo. Ecco cosa aveva letto Destino fra le pagine del suo libro in una giornata assolata come questa, qualche anno fa.

La ragazza esce da scuola, ma non torna subito a casa, resta con le amiche e fanno una passeggiata. Chiacchera, ed a un certo punto si volta verso la vetrina di un’edicola, e dall’alto lo vede. Nascosto in un angolo polveroso della vetrina, destinato alle storie dimenticate, lo vede: oscuro come la notte, bello come le stelle. I loro occhi si incrociano, e lei penserà sempre che in quel momento lui la stesse chiamando. Poi vede un nome: Neil Gaiman. E’ fatta, la ragazza entra e si dirige alla cassa.

Al periodo ero già una patita di Neil, ma erano stati quegli occhi (che una volta Barbie definì “due stelle gemelle”) a rapirmi.
Il volume era quello de La Repubblica dedicato alle serie classiche del fumetto.
E ora, dopo anni di ricerche, posso girarmi a destra e vedere tutte le storie del Signore dei Sogni riunite insieme, nella loro magnificenza.

Ed ora è tutto finito, e ci metto un pò di più rispetto a Matthew a pensare ad un nuovo inizio. Non riesco a rispecchiarmi nelle parole di Delirio, che è triste, ma è ok. E non posso ragionare come Destino, che si sentiva l’opposto del fratello, infatti io e Sogno siamo così simili! Solitari, capricciosi, con una forte tendenza alla depressione, quel genere di persone che quando sono felici, donano tutte le loro energie all’oggetto di tanta felicità.
Non mi piace il nuovo Sogno, e mi sento tradita da Matthew per averlo alla fine accettato.
Se alla veglia mi avessero permesso di parlare (forse l’hanno fatto, ma non me lo ricordo), ecco cosa avrei detto:

Ci incontrammo qualche anno fa. La prima volta che entrai nel suo mondo stava salvando Calliope, e aveva gli occhi rossi come rubini. Da piccola a quanto pare mi mandava degli incubi spaventosi, ma lo perdono, ora sono solo bei ricordi. Lui era quel tipo di persona che per rimediare ai suo sbagli, era disposto ad affrontare l’Inferno, ma che per orgoglio ti avrebbe potuto condannare ad una vita di eterne sofferenze. Era uno che non sapeva gestire le sofferenze d’amore. Era quel tipo di persona che al cambiamento preferisce la morte.
Ma voi tutto questo lo sapete già. Quel che non sapete è che ha fatto compagnia a un’ordinaria ragazza durante la sua estate più importante, che le ha fatto conoscere nuovi mondi, che le ha fatto fare amicizia con Delirio (Ti ricordi di me?), che le ha cambiato la vita facendole scoprire che il suo cammino non lascia impronte solo nella realtà, ma anche nella Terra dei Sogni, ed è lì che ora vive la maggior parte del tempo.
Questo non è un addio, perché se Hob Gadling può sognarti, lo potrò fare anch’io.
E allora non sarai mai morto.

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The Toys and The Girl

The girl sarei io, quella stessa ragazza che da bambina regalò al fratello il pupazzo di Woody nella speranza che nei giochi lo condivedesse con lei, e quella stessa ragazza che ieri ha indossato la maglietta con l’alieno a tre occhi ed è partita in quarta per il cinema, chiedendo al banco per i pop-corn il menù Toy Story con cesto per i pop-corn e bicchiere a tema (“Nel bicchiere mi mette come personaggio Woody?“). Peccato che poi mio fratello abbia buttato il cestino… è_é

Comunque, stamattina mi sono svegliata con un unico pensiero in mente: il mondo deve sapere! XD E il mondo non deve sapere se il film mi è piaciuto o meno, perché, scontato, mi è piaciuto tantissimo, e il film era meraviglioso. Il mondo deve sapere invece quello che il film ha significato per me.

È da quando ho memoria ormai che ho questa strana (e per molti pazzoide) convinzione: che gli oggetti abbiano un anima. Non mi sono mai posta il problema di ricercare le origini di questo pensiero, e anche se ormai è da mesi che si parla di Toy Story, solo ieri vedendo la scena iniziale del film, dove i giocattoli mettono in scena una strategia per attirare l’attenzione del loro Andy, mi sono ricordata. È stato il primo film.
Ho sempre voluto bene a tutte le mie cose da bambina, e il film di Toy Story mi aveva dato proprio quello che cercavo: la rivelazione che forse anche loro volevano bene a me. E adesso che ci penso, mi ricordo che spesso stavo in mezzo alla stanza con gli occhi chiusi, e poi li aprivo all’improvviso per vedere se tutti i pupazzi erano esattamente nella posizione iniziale! XD Piano piano gli esperimenti sono andati scemando, ma la convinzione di fondo rimaneva, anche se a poco a poco ne dimenticavo l’origine.
Quindi il secondo merito di questo film (il primo è quello di esistere) è quello di avermi fatto recuperare ricordi perduti, perché già dalla prima scena, dove assistiamo alla manifestazione del potere dell’immaginazione di Andy, è impossibile non ritornare nel cuore bambini, e seguire le avventure di Woddy, Buzz & CO con la meraviglia e l’ingenuità di quando avevamo 10 o più anni di meno. E pur sapendo che ovviamente un film per bambini non poteva finir male, ogni volta che la combriccola si trovava ad un passo dalla disfatta, montava in me un’ansia crescente (e lacrime a non finire).

La fine poi è stata davvero commovente, con Andy che realizza inconsapevolmente l’ultimo desiderio dei suoi giocattoli, quello di giocare un’ultima volta con loro, per poi donarli a Bonnie. Io non credo riuscirò mai a fare lo stesso. Probabilmente è da egoisti, ma so che vorrò sempre che tutti i miei giocattoli restino nella mia camera in bella mostra, fieri di essere una parte importante della mia vita. Anche quando non vivrò più in questa casa, ovunque andrò, saprò che loro sono sempre qui, e che quando tornerò li rivedrò immutati, un punto fermo nella mia vita.

Perciò voglio dedicare a loro questo post, usando le medesime parole di Andy, semplici ma ricche di significato: grazie ragazzi!

E grazie a Toy Story per avermi fatto sognare un’altra volta e per avermi ridato i ricordi perduti. Grazie infinite.

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Ammetto che questa volta ero tentata di non scrivere il solito tradizionale post post-visione filmica della Twilight Saga, ma, appunto, è tradizione.

Questa volta però non voglio soffermarmi a far critiche o apprezzamenti (questi ultimi poi sarebbero proprio difficili da fare! XD), tanto chi ha letto il libro sa benissimo che, a parte la battaglia finale, nel terzo capitolo della saga non succede un piffero. Infatti sia il libro che la pellicola si riempiono con questi due fondamentali nuclei narrativi:

NUCLEO NUMBER ONE: “Edward ti amo, però amo anche Jake, però amo di più te, però non ti voglio sposare, però tu sei la mia vita, però voglio andare a trovare Jake, però questo, però quest’altro, eccetera eccetera”

NUCLEO NUMBER TWO: “Per colpa mia dovete andare in battaglia, non potete, potrebbe capitarvi qualcosa di brutto, Edward resta con me, non possiamo separarci, Jake non combattere è pericoloso, moine e lamentele varie”

Momenti, ripeto, fondamentali e molto  coinvolgenti, conditi ogni tanto da qualche sbaciucchiamento.

Fortuna che, come tradizione, siamo andate a vedere il film il primo giorno insieme alle fangirls, che, come è risaputo, non stanno un attimo zitte, quindi non ci siamo messe problemi a commentare ogni singolo fotogramma, ed è stato questo il vero spasso! XD E via con commenti in coro del tipo: “Pattinson stai dritto!”, oppure: “Quell’anello è orrendo!”, e vari “Pfffffff!” (questi in particolare sono stati molto frequenti! XD). C’è una parte poi che merita una menzione particolare: quando i Cullen sono “assetati” e di conseguenza hanno le lenti a contatto iridi nere. Spero di trovare una foto con Patty conciato in quel modo, perchè è una visione di tutto rispetto! XD

… Ecco trovata, anche se ancora non è abbastanza eloquente, c’è una scena dove sembra proprio che abbia gli occhi giganti da cartone animato! XD

Patty versione alieno XD

Bè, oltre a questo c’è ben poco da dire… Anzi, niente. Concludo con la mia citazione preferita del film, che a quanto pare anche le fangirls hanno gradito dato che è partito l’applauso (anche se dubito che i nostri motivi siano gli stessi XD).
Bella ed Edward raggiungono Jacob, il quale è come al solito a torso nudo, al che Ed pronuncia le seguenti rivelatrici parole:

Non ce l’ha una camicia?

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