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Archive for agosto 2011

20th Century Boys

1973

All’improvviso pensai che qualcosa stesse per cambiare.
Ero convinto che qualcosa sarebbe cambiato…
Qualcosa…
Per la prima volta, nella quarta scuola media, risuonò il rock. Però…

Non accadde nulla di straordinario.

20th Century Boy, T-Rex http://www.merryswankster.com/mp3/T_Rex_20th_Century_Boy.mp3

Credo di non aver mai parlato di manga come si deve su questo blog… E in effetti non ne sono stata mai una grandissima appassionata, ho sempre preferito la versione animata a quella cartacea di una storia, MA (sì, è un “ma” maiuscolo! XD) in quest’ultimo periodo c’è stata una completa inversione di rotta! Credo di aver letto e comprato più manga in questi ultimi mesi che in tutta la mia vita! XD Tutto è iniziato da una libreria un po’ random, ed è continuato con la visione di X, tratto da un manga delle CLAMP. Ed ecco subito subentrare una FOLLE ossessione per quelle quattro donne… Finisco il meraviglioso (e malinconico) xxxHolic, leggo d’un fiato Magic Knight Rayearth 1 & 2, prendo numeri a caso di Tsubasa Chronicle, recupero tutte le uscite del manga di X, e mi innamoro perdutamente di RG Veda (un capolavoro *_*).

Ma c’era una serie nella mia libreria che ha sempre risaltato rispetto alle altre, per copertina, per dimensioni, ma soprattutto per aspettativa. Sto naturalmente parlando del manga che da il titolo a questo post.
Sto parlando del manga più bello che io abbia mai letto.
Sto parlando di 20th Century Boys.

Credo siano passati due anni dalla volta in cui presi in mano il primo volume. Però non ne sono assolutamente sicura, non mi ricordo niente di quel giorno, mi ricordo solo che c’era il sole e che avevo conosciuto Kenji Endo. E ricordo anche la disperazione che era seguita alla fine del volume! “Devo sapere il seguito, DEVO SAPERE”, questo è stato più o meno il pensiero fisso della giornata, e la disperazione ovviamente era dovuta al fatto che invece non avrei potuto sapere un bel niente, dato che avevo solo il primo volume. Così presi una decisione: aspettare di avere la serie completa e solo poi riniziare a leggerla. Scelta quanto mai saggia. Così nel corso di questo tempo i volumi continuavano pian piano a crescere (in realtà, sempre più piano! – grazie Panini! >_< -). Ma… in questo periodo di pura follia mangosa (XD) potevo forse riuscire ad aspettare ancora? Bè, ovviamente no. Quindi a meno 3 numeri dalla fine (recuperati con modi alternativi :P), ho ripreso in mano il primo volume. Ed ora mi ritrovo qui a scrivere davanti al computer. Mi sento come se in tutti questi giorni fossi mancata, fossi stata da qualche altre parte… E in effetti è così!

In questi giorni ho spiato dalla finestra un gruppo di ragazzini che si nascondevano dentro la loro base segreta e ho ascoltato i loro piani per la protezione della Terra. Poi camuffandomi da passante, li ho incontrati ormai 30enni, con la loro monotona vita e i soliti problemi quotidiani. Anni prima c’era stato l’avvento del rock’n’roll, ma non era cambiato niente. Poi ho visto quel simbolo creato dai quei marmocchi accompagnare le morti più cruente, ho partecipato ad un raduno dell’Amico, ed è cambiato tutto.

Da quel momento è stato un continuo correre, correre e correre. Se non correvi insieme agli altri avevi paura di rimaner da solo e di perderti, se non correvi non potevi sapere, se non correvi non potevi salvarti, in una storia del genere se ti fermi sei fuori.
Ma tutto è più complicato di quel che sembra: non basta correre sempre dritti, non c’è la luce alla fine del tunnel, sei invece dentro un labirinto. Corri avanti verso il futuro, ma a volte quel che serve davvero è correre indietro, verso il passato, perchè è lì che trovi gli indizi e i suggerimenti su quale strada prendere. Ci saranno poi momenti in cui qualsiasi strada porta ad un vicolo cieco, e allora l’unica cosa che ti rimane da fare è scavalcare il muro e saltare, i salti ti porteranno sempre avanti, ma ti faranno anche cadere sempre nel fango e sarai sempre costretto a vedere scenari peggiori di quelli precedenti. E in tutto questo correre, scegliere percorsi, affrontare gli ostacoli che ti ritrovi davanti, ti senti sempre osservato, c’è una presenza che non ti abbandona mai, un occhio che ti osserva sempre, dall’alto.

Questo è più o meno lo stato d’animo che ti accompagna per tutta la lettura della storia. Quando chiudi un volume hai quasi il fiatone, ma sai che non puoi fermarti, così continui. E mentre corri devi stare anche attento a ciò che vedi, niente è lasciato al caso, tutto è importante. Non puoi dimenticare nessun volto, nome o discorso. Non puoi dimenticare nessuna scena a cui ti è permesso assistere. Dopotutto è proprio perchè quei ragazzini dimenticarono, che la Terra ora è in pericolo.

Eppure nonostante tutto questo groviglio di eventi, di pericoli, di angoscia, di attesa, di folle curiosità, 20th Century Boys in realtà è tutt’altro. In realtà non è azione, è riflessione, non è una lotta contro il cattivo, è una lotta contro sè stessi per aver dimenticato, e poi per aver ricordato; non parla di verità, parla di incertezze, non parla di una lotta fra bene e male, ma della capacità di riunire persone intorno alla proprie idee, che tutte le parti professano mirare al bene. Non parla di una minaccia mondiale, parla di un gioco di bambini. Non parla di eroi, parla di quei ragazzini e di quel che sono diventati.

Nella quarta di copertina del manga il riassunto del plot della storia termina con questa frase:

Questa è la storia di un gruppo di ragazzi che hanno salvato il mondo.

Ma in realtà non è così. Questa è una storia di ragazzi che si sono ritrovati all’improvviso responsabili verso il mondo per un gioco che avevano fatto da bambini. Questa è la storia di un ragazzo che pur non capendo cosa stava davvero succedendo, una notte ha preso la sua chitarra, ha suonato quel rock che un tempo non aveva cambiato nulla, e ha preso la decisione che questa volta gli avrebbe cambiato la vita. Da quella notte in poi e con quella chitarra, sarebbe stato per sempre INVINCIBILE.
Ma quell’uomo non sarà mai quell’eroe che senza macchia e senza paura andrà incontro al pericolo e salverà il mondo. Kenji Endo sarà per sempre un uomo che con la sua chitarra farà risuonare una canzone stonata in cui al momento del calare delle tenebre c’è un solo desiderio che le note urlano, quello di tornare a casa.

Nel 1973 il rock non aveva cambiato nulla, ora questa canzone cambierà il mondo.

Il sole sta per cedere, e da chissà dove il profumo del curry si fa sentire
Chissà quanto ancora dovrò camminare per giungere verso casa…
Chissà se le mie crocchette di carne predilette saranno lì per me, con il loro solito sapore…

La notte arriva sulla terra,
ed io mi affretto sulla via di casa

Se gli orchi parlando dell’anno prossimo si mettessero a ridere,
mi verrebbe solo che da ridere,
ridessero pure quanto gli pare…

Io continuerò per bene
a parlare di cose a venire tra cinque, dieci anni…
Forse tra cinquant’anni sarò ancora insieme a te…

La notte arriva sulla terra,
ed io mi affretto sulla via di casa

Beh, la pioggia può anche cadere
E la tempesta arrivare
Potrebbero caderci addosso delle lance
Torniamo tutti a casa, non lasciamoci ostacolare
Nessuno ha il diritto di fermarci

La notte arriva sulla terra,
ed io mi affretto sulla via di casa

La notte arriva su tutto il mondo,
tutto il mondo si affretta verso casa
Tutti i giorni per te passeranno in questo modo,
continuando sempre sempre così…

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