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Archive for settembre 2010

Ho appena notato che è un mese preciso che sono assente fra queste pagine. Ho pensato poi fosse giunto il momento di rimediare. Infine ho guardato la mia scrivania, con ancora la copia della biblioteca de Il Filo del Rasoio aperta a pagina 248, e ho capito di cosa avrei parlato.

E come ogni cosa che mi riguarda, anche questa ha avuto un inizio del tutto casuale, ma che ha portato a spettacolari (per me) conseguenze.

Tutto iniziò per l’ennesima volta da Tumblr. Come ogni mattina, anche quella stavo srotolando la sua pagina per ricongiungermi con l’immagine a cui avevo dato la buonanotte il giorno prima, quando attraversò i miei occhi una foto di Edward Norton e Naomi Watts seduti su una barca, in abiti stile anni ’20. Quella foto sembrava un quadro, e loro due erano splendidi. Mi precipitai quindi a scoprire quale fosse il film, e non mi ci volle molto per riuscire ad associare l’immagine al titolo Il Velo Dipinto. Peccato che io abbia un grosso difetto: non mi fido delle storie. Questo comporta che non mi butto mai ad occhi chiusi verso un film/libro o vattelapesca, prima devo scoprire di che si tratta, e se ho anche e solo il più piccolo dubbio che ci possano essere risvolti tragici, scopro come finisce. E così è stato anche per Il Velo Dipinto, quindi non riuscii a guardarlo subito. La cosa strana però è che ero convinta che prima o poi l’avrei visto, di solito avrei definitivamente scartato l’ipotesi, ma la forza di quell’immagine continuava ad attraversarmi la mente, così un giorno cedetti.

Non so spiegarmi come sia successo, ma durante la visione ero rapita. Non riuscivo a staccare gli occhi, sono rimasta immobile quasi senza respirare, io non esistevo più, esistevano solo Walter, Kitty, la Cina e la loro storia. Gli occhi venivano illuminati da quei paesaggi: ogni fotogramma, un quadro.. Le mie orecchie venivano avvolte da note armoniose e orientaleggianti… Se me l’avessero detto, non ci avrei creduto, ma fatto sta che a quella seguirono numerose altre visioni del film, e nel frattempo uno strano bisogno cresceva.. “ne voglio di più!”. Naturalmente il film era quei 120 minuti e basta, ma esisteva un libro, che in teoria avrebbe dovuto contenere la medesima storia… Una volta capito ciò di cui avevo disperatamente bisogno, corsi fuori di casa per andare nell’unica libreria della città nella speranza l’avesse in mezzo a quel mucchio di libri polverosi. Speranza vana. Dovetti quindi ordinarlo. Ma ciò non bastava, ne avevo quasi un bisogno fisico, così chiamai biblioteca, amici, vicini.. ma niente. Alla fine mi arresi e caddi un pò nello sconforto. Poi il libro arrivò, e ovviamente lo divorai subito.

La storia era diversa da quella del film, quest’ultimo parla di Kitty e Walter, e del loro percorso, il libro parla di Kitty e del suo percorso: da ragazza sciocca e sempliciotta qual’era a una donna forse più consapevole del mondo. Manca poi tutto il lato romantico. Eppure era meraviglioso. Ogni pagina ti portava a quella successiva e a quella successiva ancora, finchè non ne trovi una bianca e ti chiedi perchè sia già finito. Ci rimani quasi male.

Come lettrice devo ammettere che sono abituata a storie nel quale leggi e senti la parola FINE. Quello strano autore invece mi aveva lasciato con una pagina bianca quando ancora il percorso della protagonista non si poteva certo dir concluso! Ci son rimasta di sasso. Cosa dovevo concludere? Che Kitty sarebbe sempre rimasta quel tipo di donna un pò sciocca, forse solo un pò più cosciente del suo esser tale? Esattamente.

Fu questo che mi colpì di Maugham, e che tutt’ora mi fa amare alla follia le sue storie: la sua totale disillusione davanti al genere umano. E non osate definirlo un cinico! In quel caso forse vi risponderebbe come uno dei suoi personaggi e vi direbbe:

Se accettare la natura umana per quello che è, sorridendo quando è incomprensibile e soffrendo senza prendersela troppo quando si rivela meschina significa essere cinici, allora ritengo di essere tale.

Maugham secondo me era un osservatore di caratteri, un preciso ritrattista di personalità, e aveva capito che in questo mondo sono rari gli eroi. Se una persona si perde nel vizio, è raro che si penta e si redima; se una persona è sempliciotta, è raro che scopra di vivere in un mondo più vasto, la maggior parte delle volte ne rimarrà sempre all’oscuro e continuerà a vivere nel suo piccolo mondo; anche la persona più buona può non esser in grado di perdonare; l’amore ci rende ciechi, e riacquistata la vista è raro non scoprire che il nostro compagno è in realtà uno sconosciuto; l’amore può avere tante forme, e non è detto che ce ne sia una più giusta dell’altra; le persone raramente cambiano, posso divenir coscienti di quel che sono, ma alla fine ciò porterà solo a sentirsi più a disagio con le persone, tutto qui.

Questi sono i protagonisti di Maugham: non persone piene di difetti, semplicemente persone.
E io non riesco a fare a meno di apprezzarlo per questo. Quindi, finito Il Velo Dipinto, mi sono tuffata in biblioteca ed ho letteralmente svaligiato la sezione dedicata a lui (che poi capirai, era composta da quattro libri! -.-‘), e così mi rimmersi di nuovo nei suoi mondi con La Diva Julia, Pioggia, Racconti del mare del Sud, La Signora Craddock (quest’ultimo l’ho trovato miracolosamente nella libreria a casa mia *_*), e adesso con Il Filo del Rasoio.

Ed ora mi sembra quasi di conoscerlo, Mr. Maugham. Lui nei suoi racconti è sempre presente. Le prime pagine de Il Velo Dipinto sono una sua prefazione in cui racconta come sia nata la storia, e, data la particolare origine, mi sorprese ma non mi meravigliò. Ma continuando a trascorrere del tempo con i suoi personaggi, riuscivo sempre a vederlo: dietro una frase, dietro a un gesto, dietro a una provocazione. Ogni tanto mi perdevo nelle storie e quindi ne ero meno consapevole, ma poi lui tornava, e si faceva strada con più forza, ed allora non era più possibile non vederlo. Capisci cosa pensa lui dei suoi protagonisti, della società, della vita… A volte ti dà qualche anticipazione sugli sviluppi futuri! Insomma è come una lettura a quattro occhi (o a sei, nel mio caso :P), due dei quali sanno già tutto ed ogni tanto si lasciano andare a qualche commento irriverente!

E la sua presenza diventa uno dei protagonisti ne Il Filo del Rasoio, dove racconta la vita intrecciata di un suo particolare gruppo di conoscenti, e ci rende testimoni dei suoi incontri con loro, riportando semplicemente le loro discussioni. Ed ogni volta che uno dei personaggi si rivolge a lui chiamandolo “signor Maugham”, lo ammetto, mi viene da sorridere.

So che per molto tempo non riuscirò a fare a meno della sua compagnia, e sono davvero fortunata, perchè a quanto pare è stato un autore davvero prolifico.

Il titolo Il Velo Dipinto si ispira a un verso credo di (correggetemi se sbaglio) Shelley, che recita:

Non sollevare il velo dipinto che i viventi chiamano Vita.

Abituati come siamo a farci illusioni, e a vedere il mondo come vogliamo che sia, sarebbe pericoloso scoprire ciò che ci circonda veramente. Fuori dalla nostra bolla di cristallo ci potrebbero essere persone che credevamo di conoscere, ma che in realtà non conosciamo affatto, le strade potrebbero apparirci ricche di buche, la compagnia fastidiosa, e il mondo un posto un pò meno luminoso. Maugham ha avuto il coraggio di sollevare quel velo, e di vedere la vita e gli uomini così come sono. E fra le sue pagine ci sentiamo partecipi di questa visione.

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