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La primavera in tv!

È da un bel pezzo che non iniziavo una nuova serie… quest’autunno non me ne ispirava una! Certo, c’era Arrow, ma quello mi sapeva più di telefilm da guardare la sera su Italia 1 (e infatti…), ma per il resto un grande MEH!

Poi arrivò la primavera, che già prometteva vere GIUOIE con il ritorno di Doctor Who (“Summer Lost di Amelia Williams”, Moffat sei un genio malefico!) e di Game of Thrones (datemi scene con Brienne e Jaime please! XD), e portò poi con sè qualche episodio NUMBER ONE. E finalmente scattò la scintilla! Ecco quindi che oggi voglio parlare delle tre serie che sono riuscite a farmi passare l’allergia del “nuovo”!

Bates Motel

Bates Motel. Cito le serie in ordine di gradimento, e il “prequel” di Psycho si merita decisamente il primo posto. E non perchè di questa abbia visto più episodi e quindi abbia avuto tempo per coltivare una più che buona opinione, no. Questa serie mi è piaciuta sin dai primi 5 minuti, o almeno credo… Non so se capita anche a voi, ma di solito quando guardo un telefilm al computer mi capita spesso di controllare a che punto della puntata sono e quanto tempo manca alla fine. Con Bates Motel non mi è mai capitato, e questo forse non dice tutto, ma una gran quantità di cose di sicuro! Perchè ho messo la parola “prequel” fra virgolette? Perchè c’è il piccolo dettaglio che mentre Psycho è una storia degli anni ’60, Bates Motel è ambientato nei nostri giorni, ma… dettagli! XD Tra l’altro se non fosse per la presenza di certi apparecchi tecnologici (e parlo della fastidiosa presenza di iPhone, neanche fossero lo sponsor della città!), l’atmosfera che si respira in realtà sarebbe abbastanza retrò… almeno nel primo episodio.
Merito di questa serie: mi ha fatto vedere Psycho! Sì, non l’avevo mai visto, shame on me, ma almeno ho rimediato (ieri). E cavoli se mi è piaciuto! Poi magari vai a pensare “è un vecchio thriller degli anni ’60, adesso sembrerà un film ridicolo e per niente ansiogeno”, e invece no, ho pure avuto gli incubi! Sentivo Norman versione Norma che emetteva lamenti… Stanotte prima di andare a dormire mi guardo una mezz’oretta di Rai YoYo.
Ma tornando al telefilm, è fatto bene: cita Psycho, ma con delicatezza, non si regge su quello, potrebbe benissimo funzionare anche considerandolo come una storia originale in sè e per sè. E poi, dopotutto, sebbene si sappia già la conclusione della storia, mi sta coinvolgendo lo scoprire puntata per puntata il come ci si arriverà! Quindi… serie promossa e consigliata!

P.S.: all’inizio mi ha turbato assai vedere Freddie Highmore nei panni di Norman Bates… Willy Wonka, non dovevi permettere che accadesse!!… Poi l’ho perdonato: dopo aver visto Psycho ho capito perchè hanno scelto proprio lui.

Hannibal

Hannibal. Appena visto il primo episodio. Wow! *_* All’inizio era tutto un “Cosa diavolo sta succedendo?”, ma poi mi si è disappannato il cervello e mi son goduta la visione. Bello bello bello. Non mi ero per niente informata, quindi a parte il fatto che uno dei protagonisti sarebbe stato il Dottor Lecter (da cosa l’avrò capito non lo so…), non sapevo proprio cosa aspettarmi. Will Graham mi diceva qualcosa come personaggio, ma non mi si è accesa nessuna lampadina. Finito l’episodio poi mi è venuto un mente di wikipediare (neologismi…) Red Dragon (che avevo visto, ma di cui ricordavo poco e niente), ed eccolo lì il caro Will! Tra l’altro interpretato da uno dei miei mariti: Edward Norton! Come ho fatto a dimenticarlo?? Vabbe’, fatto sta che quindi credo di aver capito che anche questo telefilm è una sorta di prequel, o forse no, in verità della storia di Hannibal attraverso tutti i film mi ricordo solo sprazzi (tra cui lui che taglia un cervello… mmmh, gustoso!), quindi in effetti non ne ho idea. Ma poco m’importa se sia un prequel oppure no, ecco cosa m’importa dire: nel progetto è coinvolto Bryan Fuller, quel sant’uomo che ha creato Pushing Daisies. Ad averlo saputo prima non avrei avuto bisogno di altri motivi per vedere Hannibal.

Orphan Black

Orphan Black. Serie vista per puro caso in un momento di noia mortale e solo perchè era della BBC (sebbene America). Non sapevo neppure di che parlasse, anzi, ero proprio fuori strada: invece di leggere “Orphan” avevo letto “Oprah”, quindi pensavo fosse una serie su Oprah Winfrey (ora mi vien da ridere! XD). Vabbe’, aneddoti imbarazzanti a parte, inizio l’episodio e penso “Ma sto guardando Ringer?”, solo che non c’era Sarah Michelle Gellar e nemmeno il mio Mr. Fantastic. Però la brunetta sembrava saper il fatto suo, poi c’è stata la svolta mistery-credo-sci-fi, ed eccoci qui. Se la serie prende sul serio una piega fantascientifica, si è già trovata una fedele fan! Poi la sigla e la storia dei cloni mi hanno ricordato Fringe, e qualsiasi cosa mi ricordi Fringe è ben accetta.

E fu così che la mia primavera si riempì di appuntamenti settimanali!
Per molti la primavera è sole, fiori, passeggiate… lo è anche per me, certo! Ma… a proposito di appuntamenti, stasera c’è il nuovo episodio di Doctor Who! WAAAA~!

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Buon Doctor Who!

Doctor Who Series 7 Part 2

E… Buon Game of Thrones! XD

Game of Thrones Season 3

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For within the hollow crown
that rounds the mortal temples of a king,
keeps Death his court.

Richard II, Act III, Scene II

The Hollow Crown

Questa povera Corona… definita da Riccardo II “vuota” (“hollow”), e poi da Enrico V “dorata inquietudine”.
Ma che dire dei Re che l’hanno portata? Shakespeare con la sua penna ci ha raccontato la vita di alcuni di loro, e in The Hollow Crown, miniserie della BBC del 2012, prendono vita i suoi Riccardo II, Enrico IV (parte I e II) e Enrico V (non sono stata infettata anch’io da quella malattia dell’italianizzazione dei nomi, è solo che li ho conosciuti così sui testi di storia! XD Ma da adesso in poi userò i nomi originali).

La miniserie è nata in occasione delle Olimpiadi londinesi, per presentare al mondo la cultura inglese  (e mi domando cosa si potrebbe mai far da noi per una simile occasione… I Promessi Sposi? Giusto cielo… XD), ed è composta dai quattro adattamenti di quelle opere teatrali sopra citate.
E, diciamolo subito: sono ME-RA-VI-GLIO-SI! Purtroppo non sono Shakespeare e non mi vengono in mente espressioni più poetiche e nobili per poterli definire, ma spero che vi basti per capire che questa miniserie è da vedere! E non parlo solo a voi, amanti del Bardo, ma anche a tutti gli altri: le storie dei “vecchi” Re sono ricche di avvenimenti: battaglie, intrighi, cospirazioni… sono vite da romanzo! Ed infatti, nonostante Shakespeare rimanga fedele alla storia, le opere sembrano quasi frutto di fantasia per quanto sono avvincenti! E sono una più bella dell’altra… letteralmente! Richard II vi piacerà, ma Henry IV vi piacerà ancora di più, e con Henry V… perderete voi stessi e vi farete subito sudditi pronti alla morte per il vostro Re! *_* XD

Henry IV & Prince Hal

Ma parliamo un po’ dei protagonisti… Richard II è interpretato dal mio adorato Freddie di The Hour (l’attore ha un nome, ed è Ben Whishaw, ma per me sarà sempre Freddie! XD), che recentemente potreste aver visto al cinema in Skyfall e Cloud Atlas (dove interpretava il mio personaggio preferito! ♥).
Henry IV è Jeremy Irons, che… be’, è Jeremy Irons! XD
E infine Henry V è interpretato da Tom Hiddleston, il Loki di Thor e The Avengers.
Ed ora… soffermiamoci un pochino (un pocone) su di lui. Come mai Henry IV mi è piaciuto di più rispetto a Richard II? Per la presenza di quel buffone di Falstaff, ma soprattutto per il figlio del Re: il Principe Hal, futuro Henry V (e potreste incominciare a indovinare quindi come mai Henry V mi sia piaciuto ancor di più! XD). Hal è un principe, come dire? Diverso! XD

Prince Hal & Falstaff

È uno scapestrato, frequenta locande di dubbia reputazione e persone di ancor più dubbia reputazione (primo fra tutti, quell’ubriacone di Falstaff!), passa le giornate a far scherzi e a divertirsi e sembra senza un sol pensiero al mondo! Ad un primo impatto insomma ti lascia stordito, ti chiedi “ma come, lui un principe??”. Ma in verità la sua personalità è molto più complessa e l’aspetto più affascinate dell’Henry IV è vedere la sua crescita, la sua evoluzione: da mezzo furfante, a principe e infine a Re. E quel fascino che trasmetteva in qualità di Principe Hal, diverrà vero e proprio carisma sotto il nome di Henry V. In Henry IV conoscerete un principe e vi ci affezionerete, lo adorerete quando salirà al trono, ma in qualità di Re ci sarà solo semplice e pura venerazione, e le sue imprese vi entusiasmeranno fino al punto che anche voi, davanti alle porte di Harfleur, vi ritroverete a gridar in cuor vostro:

Cry God for HenryEngland, and Saint George!

Henry V

Ed ora che vi ho parlato di colui che fu Re d’Inghilterra, ma che attualmente regna nei miei pensieri, sono soddisfatta e a posto con la coscienza! XD Volevate qualche considerazione in generale sulla serie e sugli adattamenti delle opere? Potrei farle e dire che Richard II mantiene forse un po’ troppo l’atmosfera “da teatro”, mentre gli altri due si prendono qualche licenza in più, pur restando estremamente fedeli al testo di Shakespeare, ed incidentalmente potrei parlare dei momenti di puro spasso che mi hanno regalato Falstaff e la combricola di Eastcheap, ma sarebbe uno sforzo inutile, ho già detto quale figura abbia al momento ridotto in suo potere i miei pensieri, e lo testimonia anche la scelta delle immagini! XD
Cosa vi resta dunque da fare adesso? Solo guardare The Hollow Crown, perchè è un prodotto eccellente, perchè la BBC è sempre una garanzia, perchè si tratta di Shakespeare, e… perchè dovete conoscere il suo Henry V!

Thus far, with rough and all-unable pen,
Our bending author hath pursued the story, 
In little room confining mighty men, 
Mangling by starts the full course of their glory.

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Dragons: Riders of Berk

Credo di non aver mai parlato su queste pagine di How to Train Your Dragon (uscito da noi con il titolo Dragon Trainer), ed è un peccato, perchè lo reputo uno dei migliori film d’animazione che io abbia mai visto!

Non fermatevi alla copertina! Vichinghi, draghi… so già cosa state pensando: “la solita cavolata commerciale!“…

NO!

How to train your dragon è prima di ogni altra cosa una storia che parla di sentimenti, del superamento delle differenze e dei pregiudizi, di comprensione, ma soprattutto è la storia di una grande amicizia! ♥ L’amicizia fra un ragazzo, Hiccup, l’emarginato del villaggio, e un drago, Sdentato, la furia buia tanto temuta da tutti i vichinghi.
Sì, perchè draghi e vichinghi sono nemici giurati, perennemente in guerra! 😛
E in questo contesto avverrà il primo incontro fra i due, incontro non esattamente piacevole e pacifico, ma al quale ne seguiranno altri, e a poco a poco entrambi impareranno a conoscersi, a superare le diffidenze, e riusciranno ad avvicinarsi, a riscoprire la fiducia l’uno nell’altro…

Tornando a noi, insomma, un film d’animazione meraviglioso (con due nominations agli Oscar!), con personaggi indimenticabili (io continuo a volere uno Sdentato tutto per me!! ♥_♥), e con una colonna sonora dotata di ali (una delle più belle che io abbia mai ascoltato! *_*).

… E con questo credo di aver rimediato al mio passato silenzio riguardo a questa piccola meraviglia… e in più vi ho messo nella condizione di poter capire con quanta gioia io abbia accolto la notizia (grazie Blu!) dell’uscita della relativa serie tv!! *_*

~ Gioia immensa, felicità infinita, eccetera eccetera eccetera…~ XD

In attesa del seguito del primo film, previsto per il 2014 (ma nessuno tiene conto dell’Apocalisse??? XD), su Cartoon Network quast’autunno andrà in onda, appunto, la serie tv, con il titolo Dragons: Riders of Berk, la cui prima stagione sarà composta da 20 episodi (dico “prima” perchè, a quanto pare, è già stata messa in cantiere una seconda! *_*).

Riders of Berk (di cui sono già usciti 3 episodi) si colloca cronologicamente proprio alla fine del primo film (quindi, se non l’avete ancora visto, fermatevi qui!): la vita nel villaggio scorre tranquilla, fra Berk e i draghi c’è la pace, Hiccup, Sdentato e gli altri del gruppo si cimentano in acrobazie in volo, e… STOP!

Torniamo indietro… Vita nel villaggio tranquilla? Berk e i draghi in pace? Sì, ma be’… i draghi son quel che sono, e fanno quello che i draghi fanno: creano scompiglio, razziano le case per il cibo, e… compiono la loro “naturale regolarità” molto regolarmente ogni giorno alle 3 del pomeriggio! XD

Insomma, sembra proprio che la pace e la tranquillità siano solo teoriche, e nel villaggio non manca chi non ha mai visto di buon occhio i draghi e non si fa sfuggire l’occasione per rompere le palle… ehm… per cercare di farli rinchiudere! XD Hiccup, che naturalmente non ha intenzione di separarsi dal suo caro Sdentato (♥♥♥♥♥ XD), si farà venire un’idea, e dato che l’episodio s’intitola How To Start A Dragon Academy, si può facilmente immaginarne il contenuto! XD

Quindi… Sono tornati! I draghi, i vichinghi, il divertimento… Hiccup e Sdentato! ♥♥♥♥♥ XD
Per ora ho visto il primo episodio, e mi è piaciuto tantissimo! Mantiene in vita le stesse atmosfere e lo stesso spirito del film (e le stesse meravigliose musiche!).
Se vi è piaciuto il film, non potete perdervi la serie, questo è sicuro! Anche perchè potrebbe esserci un legame fra questa e il futuro seguito del 2014! 😛
Più che altro c’è da sperare che la portino anche in Italia (sì, stavo parlando del Cartoon Network americano T_T)! Ma… aspettiamo, e speriamo!…

… e riguardiamo il film, riascoltiamo la colonna sonora, e seguiamo la serie in lingua originale! *_* XD

This is Berk, for generations it was fighting against the dragons. The battles were ferocious, then one day everything changed.
I met Toothless, and together we assured people here that instead of fighting dragons we can ride them, live with them, even train them!

Dragons…
Most people have considered that life here is better since we made peace with them. Unfortunately, dragons are still, well… Dragons!

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In realtà li ho scoperti tardi, ma è comunque passato qualche annetto da quando vidi la mia prima edizione… Da allora è diventato un appuntamento annuale, un appuntamento con i film, con i popcorn d’oro, ma, soprattutto, un appuntamento sicuro con il divertimento e lo spasso.

… Da qualche anno a questa parte è invece diventato un appuntamento con il “speriamo-che-quest-anno-si-ritorni-ai-fasti-di-un-tempo”.
Ed ogni volta è una delusione.
Così, dopo l’ennesima delusione di ieri, ho deciso di dedicare un post alla memoria di quelle parodie che ormai sono entrate a far parte della storia della mia vita! XD Chissà quante in realtà me ne son persa… Ma queste sono quelle che ad ogni visione (o ad ogni ricordo) mi causano sempre uno scompisciamento compulsivo! XD

Eccole, in ordine di preferenza (quindi di demenzialità! XD):

Ma ormai gli MTV Movie Awards sono diventati uno show nelle mani di ragazzine urlanti… Che tristezza… Meglio non citare i momenti spazzatura di ieri perchè sono stati troppi, TROPPI, TROPPI! (Qualcuno ha detto “troppi”? XD) Cito almeno i momenti più “carini”:

  • Emma Stone che parla dell’importanza di essere se stessi e cita fra le persone speciali di questo mondo J.D. Salinger;
  • lo spezzone demenziale dedicato all’istruttore di tiro con l’arco di Hollywood (XD);
  • la presenza di Michael Fassbender (XD)…

e… basta! XD Non mi viene in mente nient’altro di positivo!

Quindi… onore e gloria ai passati MTV Movie Awards!
E a quelli nuovi dico: voi i popcorn d’oro non ve li meritate! >_<

 

Oh I’m so sorry, I forgot to turn off the force!… My bad!

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I am Sherlocked

Dico la verità: un nuovo post su Sherlock era d’obbligo, la mia coscienza me lo imponeva e il mio cuore lo voleva, MA… ma ovviamente, per quanto ogni tanto iniziassi fra me e me il post, avevo deciso di scriverlo dopo la terza puntata, l’ultima. Cosa mi ha fatto cambiare idea? Il fatto è che è sera, il fatto è che stamattina ho finito di leggere il Tutto Sherlock Holmes della Newton & Compton, e il fatto è che ora mi sono resa conto che domani andrà in onda l’ultimo episodio.
Il fatto è che ora mi sento sola e triste.
Mi manca la compagnia del mio Holmes su carta, e so che a breve dovrò salutare il mio Sherlock dal “good coat and a short friend”.

E ad un tratto l’illuminazione: dovessi scrivere questo post dopo The Reichenbach Fall, diventerebbe un post triste, tristissimo (me lo sento, me lo sento!). E fino a stamattina invece ero felice, felicissima!
Le visioni di A Scandal in Belgravia segnano lo scorrere del mio tempo, i momenti in cui mi incanto e mi “risveglio” con le musiche dell’episodio (intense, profonde, perfette) sono più frequenti di quanto forse dovrei ammettere, e il ripetere i dialoghi fra Sherlock e la Adler è diventata un’abitudine che forse non dovrei menzionare davanti al mondo, MA (c’è sempre un ma)… ma, come da titolo,

I AM SHERLOCKED!

Quindi, prima dell’avventura di domani, fatemi parlare dell’episodio più bello, so far!

Quanto tempo è passato da quel 25 luglio che vedeva una ragazza seduta nel divano di una reception sintonizzarsi sulla BBC per fare la conoscenza dell’unico consulting detective al mondo? Troppo.
Quella ragazza, come molti altri, aveva incontrato l’avventura, il mistero, e un personaggio brillante, cinico, con un bel cappotto, che le prometteva tutto, eccetto la noia. La noia in genere veniva scacciata con delle pallottole e uno smile! Ma il brivido del gioco, è questo ciò che Sherlock ci ha fatto provare, ed è questo ciò cui abbiamo dovuto rinunciare per tutto questo tempo. In questo senso siamo un po’ tutti John Watson, felici di esser coinvolti nel suo mondo. Perchè se di Watson ce ne possono essere tanti, di lui ce ne può essere uno solo. Un anno e mezzo fa abbiamo scoperto il suo genio, il suo carisma, la sua ironia, la sua freddezza, la sua follia.. il suo esser semplicemente fantastico!

E adesso, dopo tutto questo tempo in cui abbiamo creduto di conoscerlo, di aver visto tutto di lui, ecco che spunta A Scandal in Belgravia e ti accorgi di non aver in realtà guardato in profondità. Perchè l’episodio è come un’immersione, e nell’apnea ti capita di vedere il riflesso del suo cuore.

Moriarty: If you don’t stop prying, I’ll burn you. I’ll burn the heart out of you.
Sherlock: I have been reliably informed that I don’t have one.
Moriarty: But we both know that’s not quite true.

A Scandal in Belgravia parte in modo divertente, quasi comico (sulle note di Staying Alive XD – Moffat sei un genio! -), e naturalmente sto parlando dei siparietti iniziali durante i quali Sherlock cerca un caso di cui occuparsi (– I think my husband might be having an affair. – Yes. XD) fino al caso del ritorno di fiamma e la visitina a Buckingham Palace in lenzuolo e senza mutande (XD).
Poi la narrazione cambia registro. All’inizio non in modo evidente, si percepisce per lo più con l’assenza delle solite musiche ritmiche a cui eravamo stati abituati, e così continuiamo la visione facendoci rapire dagli scambi verbali (e non solo) fra il nostro Sherlock e Irene Adler, poi all’improvviso ci ritroviamo a Natale. Sherlock prima si mette in mostra con il suo violino (adorabile! *_*) e poi con le sue solite capacità deduttive, questa volta a scapito della povera Molly. Ed ecco che succede: un “Forgive me” e un “Marry Christmas, Molly Hooper”.

Dicevo prima che in un certo senso siamo tutti un po’ Watson, quant’è vero in questo caso, perchè la sua reazione è stata la mia: totale sorpresa e perplessità. Ed è in questo momento che si arriva a capire cosa c’è di diverso: nessun caso, nessuna corsa da un parte all’altra di Londra in cerca di indizi… Non c’è il solito Sherlock attivo, un passo avanti a tutti, che anticipa il presente, c’è uno Sherlock passivo, coinvolto dagli eventi, un passo indietro a quel che verrà. Ma non si fa in tempo a razionalizzare davvero il cambiamento, anche noi ci stiamo facendo coinvolgere dagli eventi, fino a ritrovarci in un obitorio dove lui, Sherlock, quello che sopra definivo cinico e freddo, dice al fratello:

Look at them. They all care so much. Do you ever wonder if there’s something wrong with us?

Questa volta però non c’è nessuna sorpresa, per quanto mi riguarda ero come ipnotizzata, completamente catturata, tutto ciò che dirò da ora in poi è frutto di pensieri successivi alla visione, perchè durante non un solo pensiero ha attraversato la mia mente, che veniva invece pian piano riempita da magnifiche immagini, brillanti dialoghi e stupende musiche. Non c’era spazio per me.

Ma una piccola parte di me c’era e ha gongolato in un particolare momento: il salvataggio di Mrs Hudson. La mal celata rabbia, il desiderio di vendetta, l’infinito affetto che sta dietro le parole “Mrs Hudson leave Baker Street? England would fall!” e il mezzo abbraccio che ne segue… Sono momenti che ti riempiono il cuore! ♥

Ed ora veniamo all’altra protagonista dell’episodio: Irene Adler, The Woman. Un personaggio che, per come lo conoscevo io sulla carta, all’inizio mi ha fatto un po’ storcere il naso, ma che poi non ho potuto far a meno di adorare! *_* I suoi modi, il suo fascino, la sua arguzia, tutti aspetti che rendono il suo personaggio a dir poco intrigante e carismatico.

E un personaggio del genere combinato con il nostro Sherlock non può che far nascere scintille! I loro incontri diventano sempre una partita a scacchi, una gara di menti, un gioco d’astuzia. Ma dietro il gioco si celava in realtà un unico scopo: usare Sherlock Holmes.

Mycroft: The damsel in distress. In the end, are you really so obvious?  Because this was textbook: the promise of love, the pain of loss, the joy of redemption; then give him a puzzle… and watch him dance.

E, sebbene sembrerebbe impossibile, la Adler sarebbe davvero riuscita nel suo obiettivo… se solo non si fosse fatta coinvolgere dal gioco, e da lui. La scena finale in cui Sherlock rivendica la sua vittoria svelando quella che per lei è stata una debolezza, è sublime. Uno Sherlock sconfitto, preso in giro, si rialza e, digitando il codice quasi sparasse dritto al cuore, vince.

Irene: You don’t actually think I was interested in you? Why? Because you’re the great Sherlock Holmes, the clever detective in the funny hat?
Sherlock: No. Because I took your pulse. Elevated. Your pupils dilated.

Ma l’episodio si conclue con un altro tipo di vittoria, quella come persona. Perchè nonostante tutto la Adler non è la donna che ha provato a sfidarlo e ha perso, no, lei è sempre e solo La Donna. Non voglio parlare di amore, perchè questo non è il caso, ma è certo che Sherlock per lei provava una profondissima ammirazione, che si può leggere fra le righe di un “Happy New Year”. E così alla fine la salva davvero, la sua damigella in pericolo.

Watson: He despised her at the end. Won’t even mention her by name, just ‘The Woman’.
Mycroft: Is that loathing or a salute? One of a kind, the one woman who matters.

La serie andrà avanti per molti altri anni (o almeno, lo spero vivamente), ci saranno tanti altri episodi bellissimi (ce n’è uno proprio domani!), ci saranno mille altre avventure ed emozioni da vivere, ma questo episodio, per la sua intensità, per la sua profondità, e per l’esser stato così ben confezionato, rimarrà per sempre un piccolo gioiello da custodire gelosamente nei ricordi.

E a voler essere un po’ frivoli, come non capire la Adler? Come si poteva rimaner distaccati di fronte ad un uomo del genere? Non ci riesce neanche Jim Moriarty, dato che si mette a parlare in falsetto! XD Io non sono che una delle tante povere Molly Hooper, ma dopotutto anche lei è riuscita ad ottenere un bacio sulla guancia, quindi…

THE POST IS DONE. LET’S HAVE DINNER.

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Sherlock

Era il 25 luglio, ed eravamo di ritorno all’Imperial College da Trafalgar Square, avevamo preso il double bus, e al secondo piano ci godevamo la vista di Londra. Era nuvoloso, era il tramonto. Era perfetto. Ed erano le 9 e 05 quando raggiungemmo la reception, ci lanciammo sui divani, cambiammo canale al mega schermo della sala, e alziammo il volume su BBC One.

La prima cosa che vidi fu John Watson che parlava con la sua psicanalista. E 5 minuti dopo vidi lui, Sherlock, e fu amore a prima vista.

Read if convenient. If inconvenient, read anyway!

Sherlock era una serie che aspettavo praticamente da quando era finito il Doctor Who. Perché? Ma perché uno dei creatori era Steven Moffat, head writer del Doc per l’appunto, un genio per la precisione. Quindi potete forse immaginare la mia gioia quando realizzai che per il giorno della sua prima messa in onda io sarei stata a Londra, e l’avrei potuto vedere in diretta! Ancora adesso, se ci ripenso, mi si riempie il cuore… ♥
Capivo una frase o una parola ogni mille, ma non aveva importanza: ero felice. Mi bastava vedere la regia, la fotografia, sentire la musica, sapevo che una volta visto in italiano mi avrebbe conquistata perdutamente. E così è stato.

Credo di aver visto raramente storie del piccolo schermo così brillanti, così ben fatte, così perfette. E i personaggi sono tutti curati, dal più insignificante sino al più importante. E il più importante, ovviamente, è Sherlock, e io lo adoro. Sin dalla sua prima scena, dove frusta un cadavere per osservare il formarsi di abrasioni post mortem, è amore. Davvero, se non vi innamorate del suo personaggio al primo sguardo, vuol dire che avete visto l’attore nei panni del pervertito/pedofilo in Espiazione che c’è qualcosa che non va in voi! 😛

In ogni caso, il primo episodio, ripeto, è una delle cose più belle che abbia mai visto. È come salire in giostra, godere di tutte le meraviglie, e prima che tu te ne renda conto, il giro è già finito. Perché se è vero che la puntata dura 1 ora e mezza, nella realtà ne senti scorrere forse neanche la metà. E per me vale lo stesso ancora, dopo averla vista più di una decina di volte (senza contare le volte che ne guardo pezzi nell’iPhone quando sono per strada :P). Il caso forse non è dei più complicati, ma non è quel che conta in una prima puntata. Tutto quel che attira è il carisma di Sherlock, le sue spiegazioni simil-scioglilingua, i primi approcci con il suo nuovo coinquilino John Watson, e di nuovo Sherlock, Sherlock, Sherlock! XD
Un’altra cosa che mi è piaciuta della puntata è il fatto evidente che Moffat abbia letto Uno Studio in Rosso (la puntata si intitola A Study in Pink), abbia preso le parti che gli son piaciute, e abbia con quelle poi creato la SUA storia. E mi piace come si prende un pò gioco di Conan Doyle quando, nella sua storia, l’ultimo messaggio di una donna morta, “Rache“, sia la forma incompleta per “Rachel“, e non la traduzione di “vendetta” in tedesco come nella storia originale!

Sherlock: Scopriamo chi sia Rachel.
Lestrade: Stava scrivendo Rachel?
Sherlock: No, stava scrivendo una nota piena d’ira in tedesco. Certo che stava scrivendo Rachel, non poteva essere altrimenti!

Insomma, una puntata da 10 e lode e più. Ed è giusto ricordarne anche il momento migliore! Voilà:

BRILLIANT! YES! Ah, four serial suicides, and now a note! Oh, it’s Christmas!

Quanto lo adoro… ♥ XD

La musica cambia con la seconda puntata. Caso più complicato, sì, ma più lento e con piccoli errori dispersi qua e là. Forse si potrebbe dire “troppe investigazioni, poco Sherlock”. Le scene simpatiche non mancano, come uno Sherlock che finge (secondo lui XD) espressioni da persona comune al citofono, o quando si mette a “danzare” per la banca, o quando boicotta l’appuntamento di John. Ma per il resto, una puntata un pò così così, con dei cattivi davvero deludenti (il generale Shan in primis, che era tanto pirla da aver spiato Sherlock e John per tutto l’episodio, ed esser arrivata alla brillante conclusione che John è Sherlock -.-‘).

E arriviamo all’ultima puntata (sì, gli episodi sono solo 3, appena l’ho scoperto mi è venuto un colpo. Ma si può??? >_<). Ancora non so bene come esprimermi… I primi 5/10 minuti sono fantastici, e sono nella mia top-ten dei momenti migliori della serie, ma dopo… Boh. La storia è bella e coinvolgente, ma due casi su cinque (quelli di Westie e di Connie Prince) erano elementari, e la fine, la fine… Davvero, non riesco a capire se mi sia piaciuta o meno. Forse perché Jim parla in falsetto, forse perché non mi spiego perché si sia incontrato con Sherlock se non era interessato alla memory stick… Boh boh…
Comunque in generale la puntata è migliore della seconda, e torna il regista della prima, fatto che rende la “zuffa” di Sherlock e John contro il “Golem” una scena davvero spettacolare. E poi, diciamocelo, i momenti in cui Sherlock spiega a noi comuni mortali (= Lestrade & Watson) deduzioni a cui lui è arrivato in pochi secondi, sono momenti d’oro.

Watson: Fantastic!
Sherlock: Meretricious.
Lestrade: And happy new year.

XD

E dopo aver parlato delle uniche 3 puntate che compongono la serie, piangiamo per il fatto che ci vorrà un anno prima di poter avere più Sherlock, sorridiamo per il fatto che almeno ci sarà una seconda serie, torniamo a piangere nel ricordarci il cliffhanger con cui ci lasciano nell’ultima puntata, sorridiamo perché nei titoli di coda si legge Jim e non Jim Moriarty, quindi forse il falsetto-boy non è il super cattivo (anche se questo in effetti è improbabile.. mmh..), piangiamo ancora perché ci siamo appena ricordati che domani è domenica e non ci sarà una nuova puntata, sorridiamo perché ci siamo anche ricordati che a fine Agosto escono il DVD e il Blu-ray (già ordinato :P).

Poi ci disperiamo perché comunque non potremo vedere nuove scenette con Sherlock per un anno intero.

Cosa fare per nell’attesa? Sherlock ci suggerisce una buona idea:

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